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Resisti, cuore – L’Odissea e l’arte di essere mortali – Alessandro D’Avenia

Uno dei libri più belli e più difficili da leggere. Soprattutto se devi guardare le pagine attraverso un velo di lacrime, o devi fermarti a considerare quanto di quello che stai leggendo hai vissuto. E se magari non avevi idea del perché hai vissuto quell’emozione o quell’evento, ora, dopo le parole di Francesco D’Avenia, tutto è molto più chiaro e ha senso.

Questo è l’effetto che ho sperimentato su di me, e che mi ha fatto fare un salto in avanti nelle mie considerazioni sul perché io leggo, nello sforzo di andare oltre la banalità e le facili risposte del passato.

Come sempre, ringrazio Thrillernord per avermelo proposto, qui.

Le sirene e Ulisse - Resisti cuore - Alessandro D'Avenia

Sinossi

Se abbiamo perso la gioia della nostra odissea, rileggere l’Odissea è il modo migliore per “fare ritorno“. Allora resistere non è rimanere fermi, ma ri-esistere: nascere. Questa è l’arte di essere mortali.

Odissea: è il titolo del poema epico forse più noto e amato della nostra civiltà ed è anche il termine a cui si ricorre per definire un’esperienza travagliata e, in taluni casi, la vita tout court. Perché soltanto al titolo di quest’opera concediamo di essere sinonimo di vita? Ulisse è un eroe nuovo: avrebbe la possibilità di diventare immortale rimanendo con la bellissima Calipso, ma vuole tornare a Itaca da Penelope e Telemaco, e compiere il proprio destino mortale, paradossale destino di gioia. Proprio perdendo tutto, persino la propria identità, da re a mendicante, rinasce grazie a chi lo sa riconoscere e amare. Se Achille è l’eroe che sovrasta il mondo, Ulisse ne è invece sovrastato. Il suo multiforme ingegno scaturisce dalla necessità di difendersi dai colpi della storia. La sua è una vicenda di resistenza, che culmina nei dieci anni necessari per tornare a casa, dopo i dieci trascorsi a combattere una guerra non sua: a quanti è accaduto qualcosa di simile? E quanto abbiamo sofferto, quanti compagni abbiamo perduto, quante volte abbiamo fatto naufragio, prima di capire che l’unica cura per l’invincibile nostalgia di futuro che ci affliggeva era tornare nella nostra Itaca, non quella del passato ma quella ancora da fare rimanendo fedeli al nostro destino? Alessandro D’Avenia ripercorre i ventiquattro canti del poema come un’arte di vivere, e lo fa risplendere di tutta la sua luce. Ci accompagna attraverso l’opera come studioso di Lettere classiche che l’ha eletta a suo principale ambito d’interesse, come insegnante che da anni ne promuove la lettura integrale ad alta voce, come intellettuale abilissimo nell’interpretare lo spirito del tempo. E nel raccontarci le peripezie di Ulisse vi ritrova la propria esperienza personale e il percorso di ogni uomo verso il proprio originale compimento esistenziale.

 

Cosa ne penso

Come si scrive la recensione di un libro che ti ha appena raccontato la tua vita, spiegandoti tutte quelle cose che sul momento ti sembravano essere le peggiori, le più vergognose?

O quelle più belle, senza che sapessi o capissi perché? O tutti quei momenti in cui l’ultima cosa che avresti voluto fare era continuare a respirare? O quando non sapevi minimamente da che parte girarti?

Io ammetto che non lo so.

UlisseSo che leggere questo libro mi ha fatto piangere. Non certo perché fosse duro, severo, o fosse scritto male. L’autore conosce profondamente la materia di cui scrive e sa come scriverla, come pochi sanno fare. Davvero pochi. Sono quelli che scrivono direttamente con il cuore nelle dita e non hanno paura di farlo. Anche se, per loro ammissione, sono morti e vissuti di paura e paure per tanto tempo. E non è per modo di dire, o un gioco di parole. Questo libro mi ha fatto piangere, dicevo. Anche di sollievo. Perché mi ha confermato ancora una volta che non sono sola, e che i libri e le storie sono mezzi e medicine potentissimi. Sono nutrimento, insegnamento, arma e istruzioni di vita.

Tante volte, nel bel mezzo della selva oscura in cui ogni tanto mi premuravo di ruzzolare, mi dicevo che la vita era ingiusta fin dall’inizio, perché nessuno ti dà un libretto di istruzioni per affrontarla, insieme a pannolini e biberon.

Uh, no. Di libretti di istruzioni ne abbiamo a bizzeffe, ma non ce ne accorgiamo. Non li riconosciamo. Li mettiamo da parte, sbuffando, come se fossero inutili perdite di tempo perché pensiamo che siano tutt’altro. Invece sono i forzieri del tesoro che rincorriamo invano sotto gli arcobaleni, dove non si trovano mai.

Avreste mai pensato all’Odissea di Omero come ad un libretto di istruzioni?

Io no, e io amo l’Odissea. L’ho sempre considerata una gran bella storia, ricca di colpi di scena, forse un po’ stancante, perché insomma, Ulisse sarà pure stato un campione di astuzia, ma in quanto a bersaglio di sfortuna, si classifica altrettanto bene!

Parte per una guerra che non vuole, sta fuori vent’anni, si mette sulla rotta giusta per mare per tornare a casa, e Poseidone, che lo odia a morte, gli fa fare naufragio una volta sì e una pure. Mostri di ogni genere gli divorano i compagni, gli frantumano le navi.

PoseidoneSi salva ogni volta per il rotto della cuffia, e perché Atena ci tiene a farlo restare su questo lato della crosta terrestre. Viene circuito da belle donne pericolose (giù le mani, sei sposato, ricordi? Non tirartele addosso.), riesce a riprendere la rotta verso Itaca, e una volta lì, scopre che una banda di giovinastri maleducati, rozzi e prepotenti occupano casa sua, mangiando e gozzovigliando a spese sue, e pure cercando di prendersi la moglie. Che da degna consorte li tiene a bada a suon di stratagemmi, con coraggio inaudito. Insomma, non si può mai star tranquilli.

Certo, questo è un riassunto veloce e irriverente e pure irrispettoso dell’Odissea.

Ma Alessandro D’Avenia solleva il velo della storia avventurosa e rivela, passo per passo, come l’Odissea, la vita di Ulisse, sia in realtà la nostra odissea. La nostra storia. E anche la sua. Anzi, è proprio da lì che parte, dalla sua storia. Non è una ricerca di paralleli e paragoni con Ulisse. È la rivelazione di come affrontare la vita, resistendo. Ri-esistendo. Esistendo di nuovo. Morendo e rinascendo, infinite volte, per vivere mettendo in pratica l’arte di essere mortali. Come tutte le arti, anche questa ha i suoi segreti.

A differenza di altre, questi non sono riservati agli iniziati. Sono a portata di tutti, sono davanti alle nostre facce dal giorno zero. Sono lì, a pronta presa, e non se ne vanno mai. Per afferrarli, dobbiamo viverli. E per farlo, dobbiamo spalancare i nostri occhi di gattini ciechi e i nostri cuori affamati di cose lontane e permettere a tutta la vita di entrare in noi e accogliere come una benedizione e un’occasione anche gli schiaffi, il buio, l’ottusità.

Dobbiamo ri-esistere. Esistere di nuovo. Resistere, alla tentazione di chiudere tutto fuori e di inaridire il cuore.

Se leggiamo in questo modo l’Odissea, come un libretto di istruzioni su come si esiste e si ri-esiste, la vita diventa sul serio un labirinto fantastico. Se pensiamo di non saper come fare, Alessandro D’Avenia ci ha facilitato il compito, leggendo la sua odissea personale a specchio in quella di Ulisse, e viceversa.

Questo è un libro da tenere vicino, insieme alla copia dell’Odissea. Io ho cominciato a farlo. Ora che so che esiste, e che il mio viaggio personale ha il suo significato, tutto è diventato più leggero e anche più affascinante, compresi i momenti di buio.

Ho sul serio la speranza che diventi il compagno di viaggio preferito di tanti, tantissimi altri, che non sanno ancora che si può resistere e ri-esistere.

L’autore

Alessandro D’Avenia

Scrittore, insegnante e sceneggiatore. Frequenta il Liceo Classico a Palermo, dove ha come insegnante di Religione padre Pino Puglisi, dal quale sarà profondamente influenzato (e alla cui figura dedicherà il suo romanzo Ciò che inferno non è). Laureato nel 2000 alla sapienza di Roma in Letteratura Greca, consegue il dottorato di ricerca in Lettere Classiche, e poi insegna Greco e Latino al Liceo. Il suo romanzo d’esordio è Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010), da cui viene tratto l’omonimo film prodotto da Rai Cinema, alla cui sceneggiatura partecipa in prima persona. Tra le altre pubblicazioni si ricordano: Cose che nessuno sa (Mondadori, 2011), Ciò che inferno non è (Mondadori, 2014), L’appello (Mondadori, 2020) e Resisti, cuore. L’Odissea e l’arte di essere mortali (Mondadori, 2023). I suoi romanzi sono tradotti in più di venti paesi, e il 6 dicembre 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale padre Pino Puglisi per «l’impegno mostrato a favore dei giovani».

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