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La dama di creta – Christiana Moreau – L’arte, la bellezza, l’amore

La dama di cretaEro piuttosto in difficoltà, quando si è trattato di cercare un’immagine che facesse immediatamente dire: bellezza, più velocemente di un hashtag. Si è accesa una lampadina, quando ho chiesto chi e che cosa rappresentava la bellezza al meglio, ed è arrivata lei, la Venere di Botticelli. Famosa, famosissima. Pure troppo. Mi è anche venuto in mente il pasticciaccio brutto che ne ha fatto un’agenzia di pubblicità italiana qualche anno fa, prendendo la Venere e trasformandola in una specie di testimonial della bellezza dell’arte italiana. Non che avessero scelto male, ma ne hanno fatto qualcosa di tiepido. E lei, Venere, non lo è per niente. Non essendo io un’artista, o una grafica talentuosa, l’ho presa e messa così, nuda com’è, nel mio blog, a dire: bellezza. Di bellezza si parla in questo libro che ho letto per Thrillernord, qui. Non solo dal punto di vista estetico, anche se si parte dalla bellezza di una donna, Simonetta Vespucci, vissuta nel XIV secolo tra Genova e Firenze. Talmente bella da essere chiamata La Sans Par, la Senza Eguali. E da questa bellezza umana è facile saltare in quella artistica, vissuta nello spirito di una donna che probabilmente non è esistita sul serio, ma che, nonostante questo, è molto credibile, e avrebbe potuto esserci. Questa presenza di bellezza si allunga nel corso del tempo e accarezza i nostri tempi, un’altra donna, un’altra artista a modo suo. Il risultato è una vicenda ampia, che prende vie e manifestazioni tutte sue e incuriosisce.

Sinossi

Questa storia inizia oggi, a Bruxelles, quando, tra gli oggetti appartenuti alla nonna, Sabrina trova un busto di creta elegantemente scolpito. Ritrae una delle donne più belle di tutti i tempi, Simonetta Vespucci, che si dice sia stata la musa ispiratrice della Venere di Botticelli. Incuriosita da quell’enigma, Sabrina va alla ricerca delle origini di quell’opera, in un viaggio che le cambierà la vita. Questa storia inizia nel 1952, in Toscana, quando Angela capisce che la sua terra offre solo disoccupazione e miseria. Allora lei e il marito lasciano tutto e partono per il Belgio, dove lui ha trovato lavoro come minatore. C’è solo una cosa che Angela porta con sé: un busto di creta ereditato dalla madre e che da sempre è il suo portafortuna. Quel busto sarà il suo unico conforto nei primi mesi trascorsi al freddo, negli orribili casermoni comuni. L’unica luce nel buio della miniera che minaccia d’inghiottire tutto ciò che ha di più caro. Questa storia inizia nel 1494, a Impruneta, dove da secoli la famiglia di Costanza fornisce agli artisti la creta migliore. Sebbene lei sappia plasmarla con una maestria senza pari, ha la colpa di essere donna e nessuno l’ha mai accolta come apprendista. Un giorno, però, Costanza tenta il tutto per tutto: si traveste da uomo e scappa a Firenze. In breve tempo, il suo talento le apre le porte della bottega dei fratelli del Pollaiolo, dove, di notte, inizia a lavorare su un progetto segreto. L’opera che sarà il suo capolavoro e la sua rovina. Questa è la storia di un tesoro che si tramanda di generazione in generazione. È la storia di un legame capace di superare ogni ostacolo. È la storia di tre donne che, grazie a quel legame, troveranno la forza di sfidare il destino e di affrontare la vita con speranza e coraggio.

Cosa ne penso

 

Fiori di primaveraSe siete donne, e vi state sentendo inutili, poco apprezzate o senza scopo, leggete questo libro, riflettete, mettetevi a cercare, e poi applicate quello che avete trovato. Tra poco mi spiegherò meglio, ora partiamo dal romanzo.
La trama è ben scritta e scorrevole, le vicende delle tre donne delle tre epoche diverse vi terranno interessate e vorrete sapere come vanno a finire. Almeno di una, Simonetta Vespucci, si conosce la fine prematura, ma è interessante leggere quale carattere e quali parole la scrittrice le ha attribuito, e hanno un sapore molto verosimile. Simonetta Vespucci è l’unico personaggio storico di cui si hanno notizie e rappresentazioni diverse, mentre Costanza Marsiato non è con tutta probabilità esistita realmente, ma non c’è nulla che non ci faccia pensare che qualcuno come lei si sia incarnato sul serio su questa terra. Le artiste donne che conosciamo sono pochissime, vere e proprie mosche bianche sopravvissute allo sterminio costante e puntuale del maschilismo terrorizzato e finto-potente, però esistono. Potrebbe essere nata sul serio una Costanza Marsiato che scolpisce un meraviglioso ritratto in terracotta della donna più bella di tutta Firenze, e forse del mondo, dell’epoca? Secondo me, sì. E mi piace immaginarla con quel talento, quella creatività e quella determinazione incrollabile che Christiana Moreau le cuce dentro e addosso.
Sabrina, la brillante studiosa d’arte dei giorni nostri, è un personaggio di fantasia, ma con tratti marcatamente reali. Quante donne sono come lei, dotate ma non sicure di sé stesse, che cedono alle lusinghe di un amore contrastato alla Paolo-e-Francesca, per poi scoprire che tutta ‘sta grandezza fosco-romantica esisteva solo nelle loro teste? E quante, risvegliandosi dal colpo in testa travestito da storia d’amore paolofranceschiana, si rimboccano le maniche, affondano le mani nella creta del loro talento mischiato al dolore, e creano qualcosa di valore, arrivando anche a risultati straordinari? Mi consento un’anticipazione: qui succede, ma non ne scriverò un’altra parola. Toccherà a voi leggere come e che cosa fa Sabrina, e vi piacerà. Non è scontato.
E Angela? Lei è una lottatrice, e anche lei ha radici in questa realtà, come Sabrina. Vive in Toscana, nella terra più bella del mondo, ma in un periodo pieno di fame e difficoltà, il Secondo Dopoguerra. Per uscirne, si ricongiunge al marito, minatore a Bruxelles. Quella dei minatori italiani in Belgio, moneta di scambio per il carbone necessario al Paese, non fu una pagina bella, riposante o divertente della storia patria. Tutt’altro. Come ho detto, Angela ha sangue di guerriero nelle vene e pur con l’angoscia dentro, riesce a costruirsi una vita dignitosa per la sua famiglia. Le sue risorse interiori sono corroborate anche dalla presenza di un piccolo busto di creta, da sempre tesoro tramandato dalle donne della sua famiglia d’origine. Un ritratto mirabile di una mano esperta e amorevole, che riproduce le fattezze di una donna bellissima, una Sans Par.
Perché ho consigliato, soprattutto alle donne, visto che la storia è tutta donna, dall’autrice alle protagoniste, di leggerlo, rifletterci sopra, mettersi a cercare e poi mettere in pratica quello che si è trovato? Perché è quello che il libro mi ha spinto a fare. Quando l’ho letto, non mi trovavo in un buon momento. La voce dell’autrice, tuttavia, quando narra delle sue protagoniste, o descrive i tratti del busto di creta, mi ha dato uno scossone. Mi ha fatto riflettere e mi ha spinto a cercare. Ho cercato quello che mi faceva sentire come le protagoniste, quando si trovavano nel loro elemento. Ho cercato la bellezza e la determinazione. E ora sto mettendo in pratica quello che ho trovato.
La magia dei libri arriva sempre. Sempre.

 

L’autrice
Christiana Moreau:
Pittrice e scultrice autodidatta, è alla costante ricerca di nuovi modi per esprimere la sua creatività. Ha esordito con una raccolta di poesie nel 2014, per poi passare alla narrativa. Cachemire rosso (Nord, 2020) è il suo primo romanzo pubblicato in Italia.

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