Clitemnestra - Costanza CasatiNel mondo dell’editoria, la tendenza a ricordare e riprendere i personaggi mitici dell’antichità greca è iniziata un paio di anni fa. Come al solito ho resistito a inserirmi nel flusso finché ho potuto. E non perché non mi piacesse l’argomento. Tutt’altro. Da bambina ho imparato a memoria Il Grande Libro della Mitologia Greca, che ho conservato accuratamente nella mia libreria da quei tempi, e quando ho curiosità da soddisfare subito in materia, vado lì a recuperarlo, ed è sempre a colpo sicuro. Un dizionario di nomi in ordine alfabetico, di personaggi, dei e dee dei miti e anche qualche riferimento letterario ai poeti e drammaturghi antichi che hanno scritto opere su di loro. Piuttosto accurato e sintetico, fornisce anche qualche indicazione per approfondire gli argomenti.

Quello che non amo, e che la parte oscura dei social mi ha portato a detestare, è insistere sulle mode, cercare di uniformare e livellare i gusti.

Sono troppo in là con gli anni e con la pazienza, per sottostare ancora un giorno di più alle tendenze delle mode, alla pressione insopportabile e ipocrita dei social. Perciò, parlo di libri come e quando desidero.

Questo che ho letto e recensito per Thrillernord, è un cosiddetto re-telling. Una rinarrazione tramite occhi moderni del mito. Costanza Casati, che nonostante il nome più che italiano, è texana, è molto brava a farci vedere Clitennestra e il suo mondo come avrebbe potuto essere, se avessimo vissuto con lei. Ne viene fuori una donna che sentiamo vicina come spirito, anche se vissuta nel mito. Nessuna modernizzazione estrema, ma sentimenti esplorati con chiarezza e molto rispetto. La narrazione scivola veloce, avvolge e porta il lettore in quel mondo senza sforzo.

Sinossi

Mi hanno chiamata madre e regina, mostro e assassina. QUESTA È LA MIA STORIA. E racconta di come il mio grande amore e il mio bambino siano stati uccisi da Agamennone. Di come Agamennone sia diventato il mio secondo marito e abbia sacrificato nostra figlia Ifigenia per un soffio di vento. E di come i semi della vendetta impieghino anni per far crescere i loro frutti amari. Perché gli uomini pensano di avere tutto il potere. Una bugia che si raccontano convincendo le donne a crederci. Perché gli uomini vogliono rendere le donne invisibili. Trasformandole nel loro passatempo, giocando con loro e distruggendole. E facendo dimenticare loro di essere più forti degli uomini, e perfino degli dèi…

Cosa ne penso

Il Grande Libro della Mitologia greca e romana

Se siete tipi vendicativi e amate leggere di vendette, sappiate che questo libro è per voi, sia che conosciate o meno il mito di Clitennestra. In entrambi i casi, aggiungerà parecchi lati alle vostre conoscenze. È uno dei più noti per chi conosce la mitologia greca, anche superficialmente, per cui ho meno timori di fare rivelazioni incaute o anticipazioni indesiderate. Ricordo velocemente che è famosa per aver ucciso il marito Agamennone, re di Micene, al suo ritorno dalla guerra vinta contro Troia, insieme al suo amante Egisto. Da questo punto di vista, sembra una storia abbastanza squallida di un tradimento coniugale che vira verso l’omicidio del marito diventato ingombrante. Questo è uno dei motivi per cui, dal mondo antico in avanti, grazie anche ai poeti tragici, Clitennestra è stata schiacciata dal giudizio pesante di essere un’assassina crudele, una traditrice spregevole, autrice del crimine più aborrito di tutti, l’omicidio del proprio marito.

Questo, se ci accontentiamo di uno sguardo frettoloso e superficiale.

Appena approfondiamo un po’, emergono molti altri elementi ed eventi che hanno portato all’omicidio. Esaminandoli tutti, quest’ultimo sembra solo il naturale epilogo di una lunga catena di azioni violente, macchinazioni e tradimenti. Ed è qui che consideriamo di usare la parola “vendetta”.

Clitennestra nasce e vive a Sparta, figlia di re Tindaro e della regina Leda, sorella della bellissima Elena e dei Dioscuri Castore e Polideuce, guerrieri giovani e valorosi, amati e rispettati da tutta la Grecia. Anche Clitennestra è una guerriera. Prima di tutto, nel suo spirito. Da ragazza si allena nei combattimenti al ginnasio, ed eccelle. È forte, scaltra, veloce, primeggia per i suoi talenti, non per nascita. È una vera spartana.

Una donna così, non può non attirare sguardi, pensieri, desideri. Non è solo Elena il faro irresistibile, con la sua bellezza di dea splendente, che è la prima e forse unica cosa che notano in lei.

Alcuni dei desideri che Clitennestra attira sono dolci, dettati da amore, rispetto e ammirazione, come i sentimenti che animano Tantalo, il suo primo marito.

Altri sono sporchi, venati di cattiveria e di volontà di dominio, come quelli che nascono nella mente di Agamennone, ambiguo, ambizioso e prepotente, figlio spodestato dal trono di Micene che riuscirà a riprendersi con la forza e la spietatezza di cui abbonda.

Agamennone vuole Clitennestra, con la stessa fame avida con cui vuole potere e ricchezze. Non è solo bella: è forte e combattiva. Il trionfo di spezzare un carattere così è più dolce per un animo nero come quello del futuro re di Micene. E non c’è nulla che non farebbe, pur di arrivare a gustare quel sapore, come passare sul cadavere di un primo marito e di un figlio ancora in fasce.

E questo è solo l’inizio. Iniziato con un tradimento vergognoso, il matrimonio è una lunga sequenza di sopraffazioni e prepotenze, per culminare (e poi finire, come vedremo) in un altro tradimento, il peggiore di tutti: l’uccisione, mascherata da sacrificio propiziatorio, dell’amata figlia Ifigenia.

Questo è il punto di non ritorno per Clitennestra, che vive e si nutre solo per vendicarsi. Con pazienza, inarrestabile, riconoscerà il momento adatto per riscuotere quanto le è dovuto e non avrà esitazioni di nessun genere.

Personalmente, ho adorato ogni singola parola di questo libro. L’autrice, Costanza Casati, racconta il mito di Clitennestra allargando la prospettiva, ma partendo soprattutto da lei e dal suo spirito. Entra in lei e immagina come poteva vivere e pensare una donna spartana figlia di re. I suoi sentimenti contrastanti per il padre e la madre, genitori severi, pronti a punirla per i suoi sbagli sul campo di allenamento. Il suo affetto sconfinato per la sorella Elena, cui è legata da un rapporto quasi simbiotico e che minaccia di spezzarsi quando compaiono sulla scena Menelao, odioso almeno quanto il fratello Agamennone, e il principe Paride, pedina superficiale e scintilla letale. La sua indicibile sofferenza venata di furia omicida quando uccidono Tantalo e il suo bambino davanti ai suoi occhi, orrendamente consapevole di non essere riuscita a salvarli. E di essere stata tradita in modo vergognoso dalla sua stessa famiglia. La follia che l’attraversa quando, di nuovo, viene tradita e costretta ad assistere alla distruzione di quelli che ama: Ifigenia, la splendida figlia perfetta, trattata come una bestia da macello senza valore.

Possiamo meravigliarci che le nasca un insopprimibile desiderio di vendicarsi?

E soprattutto, se Clitennestra fosse stata un uomo, sarebbe stata giudicata spregevole, contro natura, un abominio? Perché è scusabile un uomo che uccide per ambizione e spietatezza, mentre una donna che lo fa per vendetta e per amore (sì, per amore di chi le è stato tolto) è da condannare?

Sono domande che aleggiano nel libro, sotto lo stile appassionato dell’autrice, tradotto meravigliosamente in italiano. Pur mantenendosi in una posizione neutrale, turandosi le orecchie, è difficile non considerarle. Sono quelle che agitano Clitennestra, e che non ricevono risposta. Nessuno glielo sa dire, né i suoi pari, né l’autrice. Me lo sono domandato anch’io tante volte, e non ne ho trovata nessuna. Mi rimane, però, l’ammirazione per una donna che ha voluto essere coerente con quello che sentiva, e per cui era stata allevata, e non ha avuto timore o considerazione del giudizio altrui, né divino, né umano.

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