Recensione scritta per Thrillernord, Associazione culturale.

Tutto, di questo libro, mi faceva pensare a qualcosa di diabolico. A partire dal titolo, e dai ricordi del suo libro precedente, Le siamesi. Nelle sue pagine il profumo di zolfo si sente leggero… mescolato soprattutto con quello della ricchezza, della bellezza del vivere, che poi tanto bella non è.

Con La dottrina del Male mi sono venuti in mente un paio di personaggi non male, molto versati in questo campo.

Sinossi

Ivan Cataldo è uno spin doctor, un guru della comunicazione politica seducente e carismatico, con un matrimonio appagante e un’invidiabile posizione socioeconomica. Le sue certezze professionali e affettive cominciano a sgretolarsi nel momento in cui alla MindFactory, l’agenzia della quale è amministratore delegato, si presenta il portavoce di una misteriosa organizzazione che si dichiara in grado di vincere le elezioni in tutti gli Stati nevralgici, Italia compresa, per creare un nuovo ordine mondiale. Chiamato a seguirne la campagna mediatica, Cataldo è dapprima riluttante ma poi, affascinato dal loro manifesto di partito, decide di accettare l’incarico. Sarà il più grande errore della sua vita. Noir distopico e intimista, La dottrina del male riflette sugli inquietanti scenari di domino all’orizzonte e ne indaga le ripercussioni psicologiche, domandandosi a quale prezzo siamo disposti a vendere la nostra integrità.

La mia recensione

Quando ho chiuso questo libro, molte associazioni mi sono vorticate in mente. Dorian Gray, Lucifero, Icaro, Faust. E parlo di vortice perché una delle caratteristiche di questo libro è la velocità. La velocità con cui l’autore ti afferra saldamente una mano e ti fa letteralmente correre attraverso la storia di una degenerazione progressiva e praticamente inarrestabile. All’inizio vorresti fermarti, vorresti scambiare una parola con il protagonista, lo ammiri pure perché ha una vita piena e affascinante e vorresti chiedergli come ha fatto, come ci si sente ad avere il meglio di tutto, moglie, famiglia, lavoro, cibo, casa… oh, no, non c’è tempo per tutto questo.

Alessandro Berselli ti ha già trascinato ad ascoltare il colloquio con il rappresentante diabolico di Mefistofele, e poi con Mefistofele stesso, il dottor Bellomo, il prossimo Salvatore, l’incarnazione di The Next Something, la… “cosa”, il “Qualcosa Che Viene Dopo”, che salverà il mondo, lo farà rinascere, e tutti vivremo felici e contenti.

Se tutto questo suona familiare… potreste anche aver ragione. L’autore è ben radicato in questa realtà, e tutto quello che scrive è uno specchio piuttosto fedele (ritoccato quanto basta nei nomi, magari) di quello che è la nostra società 2.0 quasi 3.0, sia come politica, sia come comportamenti sociali, sia come visione di sé e del mondo.

Mentre ti passano questi ritratti di società davanti agli occhi, incalzato al ritmo della narrazione, vorresti parlare, intervenire. Vorresti dire all’aitante, smaliziato e realizzato Cataldo di no, non ascoltare quel tizio, no, non andare a quella festa, no, per favore, stai lontano da quella là, no, non bere così! Esattamente come, anni fa, avresti voluto dire a Faust e a Dorian Gray di non accettare quei contratti, a Icaro di non spingersi troppo in alto, e Lucifero, per favore, torna in te!

Troppo tardi.

Il seme, impiantato alla velocità della luce, sta già mettendo tronco, radici, foglie e fiori. E non è una pianta ornamentale. Scopri con orrore, mentre l’autore ti sta già spingendo nelle pagine successive, che è una pianta carnivora. Che ha fame, tanta fame, ha sempre fame, e se smetti di nutrirla anche solo per pochi secondi, lei mangerà te. Tutto intero, senza rimpianti, senza esitazioni. Cataldo riuscirà a non farsi mangiare?

Non fidatevi del sorriso dell’autore, andate a scoprirlo da soli.

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