Recensioni

Carola Carulli – Tutto il bene, tutto il male


Tutto il bene, tutto il male

Uscita freschissima in casa Salani!

Bisogna avere coraggio anche per essere felici, e Sveva nella casa dei suoi genitori non lo è mai stata. Sarah, sua madre, ha puntato tutto sulla bellezza e sulla conquista di un ruolo in società, per osservare il mondo da una posizione comoda. Ma a Sveva non importa dei bei vestiti o delle scuole esclusive, né di cercare un uomo perbene e un matrimonio sicuro. Per questo, ogni volta che può scappa da sua zia Alma, la mamma che avrebbe voluto, la stramba con gli occhi di colori diversi, l’irregolare di famiglia, la ribelle a cui non va mai bene niente. In lei ha trovato un’amica e una complice, qualcuno da cui imparare il senso dell’amore, l’indipendenza e – perché no? – anche gli sbagli. Se la disobbedienza è un tratto ereditario, Sveva è certa di averla ricevuta da lei e dalla bisnonna, che aveva poteri da sensitiva e che da molto lontano continua a vegliare su di loro. Quando Alma rimane incinta di Tommaso, creatura solitaria che appartiene unicamente al mare, il fragile e complicato equilibrio familiare rischia di rompersi. Per tutti loro arriva il momento di rimettere ordine dentro sé stessi o, forse, di accettare che la vita è destinata a restare eternamente inesatta e che le persone più importanti sono quelle che ti piovono addosso senza preavviso. Con delicatezza e una scrittura ricca di sfumature, Carola Carulli getta uno sguardo originale sulla maternità, sull’ambivalenza dei legami di sangue e sulla straordinaria capacità delle donne di ferirsi e di curarsi l’un l’altra.

«Resistiamo alle mancanze. Ci adattiamo, per sopravvivere. Siamo pieni di buchi, vasi rotti che fanno finta di non essere caduti. Come parassiti proviamo a ingoiare le nostre mancanze, sperando di farle restare nel punto più profondo di noi stessi, dove non si vedono, dove nessuno può sbirciare, dove il buio è buio davvero. Siamo una costellazione di assenze fin da quando siamo nati, strappati dalle pance delle nostre madri, dalle nostre piscine calde».

Carola Carulli
Tutto il bene, tutto il male
Salani Editore – www.salani.it
224 pagine

Il mio dialogo con il libro

Tutto il bene, tutto il male, e anche qualcosa di più. E oltre. Il titolo mi ha fatto ricordare il testo controverso di Nietzsche, che si lanciava in una prospettiva e una critica sui filosofi del passato e del suo tempo. Nel libro di Carola Carulli non ci sono speculazioni filosofiche. C’è molta vita, anzi, tutta la vita in tutte le sue sfumature, belle, brutte, comprensibili, incomprensibili, struggenti, stimolanti, irritanti, visibili, invisibili… e credo che potrei andare avanti per un numero imprecisato di righe, pagine e volumi e non riuscirei ad elencarle tutte. E forse dovrei usare anche un paio di vocabolari, compreso quello dei termini inconsueti o non più in uso.

L’argomento per cui usare tutti i termini creati in una lingua è uno dei più difficili e complessi di questa Terra: i rapporti famigliari. Sveva Petruzzelli è la voce narrante delle vicende di una famiglia di pochi membri, ma di forte complessità. I genitori di Sveva sono persone distanti tra di loro, come sanno esserlo i poligami metaforici: un padre sposato soprattutto al proprio lavoro prestigioso, una madre alla propria immagine di perfezione e impeccabilità. Talmente immersi in questi matrimoni principali, da avere pochissime energie da dedicare alla bambina e poi giovane donna Sveva, che però trova subito sostituti eccellenti: la zia Alma, la sorella della madre immagine dell’anno Sarah, e il loro padre, Emanuele.

Non sono poligami metaforici, questi due personaggi: Alma ha diversi amanti e un cuore enorme, Emanuele rimane sposato alla moglie Clara anche quando lei, vento femminile capriccioso, sceglie di soffiare lontano dopo estenuanti tira e molla.

Alma ed Emanuele sono i pilastri emozionali e d’amore della giovane Sveva. Fatti di magia e di presenza. Alma passa per la svitata della famiglia: quella incapace di seguire le regole altrui, con gli occhi di colore diverso, che forse la rendono capace di interazione con il mondo invisibile degli spiriti come la favoleggiata bisnonna omonima, che si veste e ama secondo i battiti del suo cuore strano. Emanuele è il giovane sfuggito alla povertà con il lavoro sodo, l’onestà di pensiero e del suo cuore integro e monogamo. Una volta agganciato a quello di Clara, non conoscerà altra sfumatura, non vedrà altro. È il padre presente e amorevole, forte della propria fragilità di uomo abbandonato e messo da parte, che rinasce nel suo ruolo di pilastro emozionale e d’amore per la figlia, la nipote e per la piccola bisnipote che arriverà nell’ultima parte del libro.

Le vicende di questa famiglia di carta sono quelle che viviamo anche noi, nelle nostre famiglie di carne, ossa ed esasperazione, e nel libro vengono tratteggiate con parole svelte e significative. Non sono così importanti gli eventi esterni, quanto l’impronta che lasciano in queste anime così visibili e vive. Tutti questi personaggi spiccano per la loro fortissima vitalità, per la presenza dinamica ed energetica dei loro sentimenti che incarnano in tutte le loro fibre.

Leggendo questo libro e lo stile altrettanto vivo e originale di Carola Carulli, ci si sente liberi. E non solo perché le vicende famigliari possono rievocare le nostre, ma perché quel senso di libertà nasce dal sentirsi compresi e non giudicati. Non è una sensazione da poco e non è scontata; ritrovarla in un libro, soprattutto se stai passando un momento emotivo opprimente, equivale ad assumere una medicina nutriente e ricostituente.

L’autrice – Carola Carulli

Giornalista, si occupa di cultura da molti anni. È conduttrice del Tg2, cura le rubriche “Achab” e “Tg2 Weekend” dedicate alla lettura. Segue come inviata i più grandi eventi musicali, letterari e cinematografici. È autrice di diversi documentari. Questo è il suo primo romanzo.

Del Furore Di Aver Libri
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