Recensioni

Giuseppe Di Piazza – Il movente della vittima


Questo è un libro che ho letto grazie a Thrillernord, che aveva organizzato un Blogtour in proposito. E’ stata l’occasione, per me, di conoscere un autore particolare, e il suo personaggio Leo Salinas, Occhi di sonno. Già il nome me lo rende molto simpatico… 😀 Stamane guardavo la lista di tutti i libri letti finora, e questo reclamava il suo spazio, che non c’era ancora nel Blog.

La sinossi

Autunno 1984. E appena scesa la sera nella suite 224 del Grand Hotel Aziz di Palermo. Come ogni giorno l’avvocato Prestia, che lì risiede da oltre vent’anni senza mai uscire, dopo la cena si è regalato la sua consueta partita a carte con Minico, il suo cameriere personale. Una bella partita, combattuta fino all’ultimo. Improvvisamente risuona uno sparo. Tutti accorrono nella camera d’albergo. Le carte sparpagliate ovunque, l’avvocato riverso sulla sua poltrona di velluto, morto. A ucciderlo è stato proprio Minico, che ancora stringe in mano la pistola. Eppure, incredibilmente, il cameriere non fugge. Si fa arrestare e rimane in silenzio. E in silenzio rimane anche di fronte alla polizia, ripetendo senza sosta solo le sue generalità. La notizia arriva presto alla redazione del giornale dove lavora Leo Salinas, detto Occhi di sonno. Leo salta in sella alla sua Vespa e accorre subito, ma le informazioni sono poche. Ma il giovane giornalista non si arrende, gli occhi del killer sono quelli di un giovane ragazzo come lui. Un ragazzo che ama la vita, l’amore, le donne (forse troppo), il mare e la libertà, non la morte e il sangue. C’è qualcosa sotto e solo Leo è in grado di capire cosa.

Il mio dialogo con il libro

A prima vista, mi è sembrato che il titolo fosse sbagliato. I moventi non sono quelli che “muovono”, appunto, gli assassini? L’unico movente della vittima, se proprio ne ha uno, è di restare vivo e sano, durante un tentativo di aggressione oppure omicidio, ma è così ovvio… no?

Certo che no. Non qui, e non in questa storia dove tutto e il contrario di tutto è in bella vista, e non segue nessuna logica comprensibile! Apriamo la porta del romanzo, ambientato nel costoso ed elegante Hotel Aziz di Palermo e guardiamo subito in faccia l’assassino, il giovane cameriere Minico, che si aggiusta la divisa dopo aver appena sparato all’avvocato Prestìa. Non fa altre mosse, se non quello di assicurarsi di avere un aspetto “a posto”. Si dispone all’attesa. Ehi, ma… non scappi? Che fai lì? Stanno venendo a prenderti, muoviti! Verrebbe da dirgli, se potesse sentirci. Se anche Minico ascoltasse i suggerimenti di noi lettori, non farebbe nulla di diverso da quello che ha scelto di fare. Restare ad aspettare i poliziotti, rispondere alle loro domande fornendo solo le generalità e nemmeno uno straccio di spiegazione sul suo evidentissimo delitto.

E non si discosterà da questo comportamento nei giorni successivi. Insomma, come linea difensiva pare originale, ma non sembra per nulla apprezzata dal suo avvocato difensore, che non sa davvero come fare per aiutarlo. E nessun altro sa come farlo… Minico è inerte, non vuole difendersi.

La tentazione di archiviare in fretta il caso (in fondo l’assassino e la pistola sono stati presi quasi in flagrante) si fa sentire, anche perché non c’è modo di scavalcare il silenzio e l’assurdità della situazione. Apparentemente.

Occhi di sonno, il giovane apprendista giornalista Leo Salinas, è l’unico che poco per volta sposterà lo sguardo fino a cogliere, prima di tutti, l’assurda verità dietro l’assurda apparenza. È un ventenne della stessa età di Minico, nel pieno del vortice caotico che è la sua vita: sempre in sella alla sua Vespa in cerca delle notizie per il giornale, diviso tra la dolcezza irresistibile di Lilli, la sua quasi-ragazza, e la deliziosa rapacità di Serena, la fidanzata del suo migliore amico, che non si stanca mai di tendergli agguati nel tentativo di conquistarlo e di frantumare la sua traballante corazza di fedeltà d’ideali. Leo Salinas, però, è resistente, molto di più di quello che farebbe pensare il suo soprannome, Occhi di sonno, guadagnato a forza di occhiaie e sguardi storditi per la mancanza di riposo. Anche lui è una contraddizione vivente… ci si aspetterebbe un individuo debole, snervato, lento, poco reattivo, e in realtà è tutt’altro. Le energie, la creatività, la capacità di reazione non gli mancano quando si tratta di cogliere i piccoli indizi, le piccole discrepanze coperte dalla vistosità della situazione assurda di un assassino che non vuole salvarsi. E nemmeno la tenacia di guardarle da vicino e di andare a fondo. Così come non gli mancano iniziativa e faccia tosta, quando si tratta di chiedere novità e aggiornamenti al Dottor Gualtieri, il burbero e sarcastico capo della squadra Mobile, che lo ha in simpatia e non perde comunque occasione di fargli pesare come macigni tutte le comunicazioni sul delitto.

Sullo sfondo dei suoi infiniti viaggi dietro piste, intuizioni, idee, l’enigmatica e splendida Palermo. Le sue vie, che giriamo come se fossero nostre da sempre, i suoi caffè, bar e ristoranti dove gustiamo la cucina siciliana nelle sue mille manifestazioni come fossimo nati e vissuti lì da generazioni, il suo incomprensibile codice di comunicazione mafioso, detto, non detto e detto al contrario, cui riusciamo ad adattarci con velocità straordinaria, senza stupirci più di tanto.

Palermo è una città nostra, tutta, anche se siamo nati ai confini con Francia, Svizzera, Austria, e i paesi dell’ex-Jugoslavia. Chiudendo il libro, riflettendo sull’intera assurda, tenera, brillante, triste e furba vicenda, ho compreso per un secondo quanto va in profondità il fascino di una terra così potente da essere in grado di indossare la sua contraddittorietà come il più prezioso e raro degli abiti. E una volta che la guarderete, non potrete fare a meno di seguirla, anche se vi portasse nel bel mezzo di un inferno desolato.

L’autore

Giuseppe Di Piazza

Ha cominciato la carriera nel 1979 al quotidiano L’Ora di Palermo, allora diretto da Nicola Cattedra. Giornalista professionista dal 1984, in quell’anno si trasferisce a Roma per lavorare alla rivista Cooperazione del Ministero degli Esteri. Nel 1985 partecipa alla nascita del quotidiano Reporter, diretto da Enrico Deaglio. Nel 1986 passa a Il Messaggero, dove resta per quindici anni. Nel quotidiano romano è stato capocronista, poi caporedattore di Interni e Giudiziaria, editorialista, e infine caporedattore centrale.

Nel 2000 si trasferisce a Milano, come vicedirettore della multimedialità di Rcs MediaGroup, il cui responsabile è Pietro Calabrese. Nel 2001 diviene direttore dei contenuti di Hdpnet, la società multimediale del gruppo.

Nel 2002 gli viene affidata la direzione di AGR, l’agenzia di stampa radiofonica e digitale di Rcs. Nel 2003 diventa direttore del mensile Max. Dal 27 settembre 2007 fino all’8 marzo 2012 ha diretto il settimanale Corriere della Sera Magazine, poi ritornato al suo nome originario di Sette il 26 novembre 2009. Dal marzo 2012 al Corriere della Sera come responsabile del sistema Corriere Innovazione e, dal luglio 2017, come responsabile dell’edizione di Roma. Da novembre 2012 è anche titolare delle rubriche video “La Confessione” e “Controluce” su Corriere.it.

Insegna dal 2003 al Master in giornalismo presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM. Nel 2011 ha esordito come fotografo con la mostra “Io non sono padano”. Nel gennaio 2012 ha pubblicato il mio primo romanzo I quattro canti di Palermo (Bompiani). Il 17 aprile 2013 è uscito il nuovo romanzo Un uomo molto cattivo (Bompiani). Il 24 settembre 2013 è stato pubblicato l’e-book Fango — La doppia morte di un uomo perbene nella collana I Corsivi del Corriere della Sera. Nel 2013, la mostra “Italia Magazine”: ventisei suoi ritratti fotografici di direttori di periodici italiani — prodotti da Leica Italia — esposti al Palazzo delle Stelline (Milano), al Festival dei due Mondi (Spoleto) e al Premio Ischia. Nel 2014 la sua mostra “Negli occhi delle donne” (venti ritratti di attrici, scrittrici, conduttrici tv) è stata esposta a Milano e a Verona. Sempre nel 2014 è uscita l’edizione americana de I quattro canti di Palermo, edita da Other Press con il titolo The four corners of Palermo (traduzione di Antony Shugaar). Nel 2015, la mostra “Dissoluzione Duomo” è stata esposta a Milano (Still Gallery) e a Firenze (Davis & Franceschini). Nel 2016, la mostra “Electri-City” è stata esposta alla galleria “28 Piazza di Pietra” a Roma, e nel 2017 alla Galleria Expowall di Milano. Nel 2018 è uscito il suo romanzo Malanottata per HarperCollins (pubblicato anche in Francia col titolo La nuit appartient aux amants, HarperCollins France), con il quale ha vinto il Premio Cortina d’Ampezzo.

Del Furore Di Aver Libri
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